La storia del San Daniele in Italia: curiosità che forse non conosci

Il prosciutto San Daniele è uno degli alimenti più amati in tutto il mondo, e tra i più apprezzati della tradizione italiana. Questo prosciutto caratterizzato da un sapore elegante e da una consistenza morbida e vellutata, ha una storia antichissima, che non tutti conoscono, ricca di curiosità e aneddoti.

La coscia di Prosciutto San Daniele che vediamo oggi nei supermercati e nelle gastronomie ha radici antichissime, che rappresentano sia il passato che il futuro di questo prodotto iconico del Made in Italy.

Le origini

Le primissime origini documentate della produzione del San Daniele risalgono nientemeno che alla popolazione dei Celti, che avevano nel maiale una fonte importantissima di cibo. Infatti, già nel Medioevo si parla di una preparazione che ricorda molto il prosciutto come lo conosciamo noi: nel De Conservanda Sanitate, un medico del tempo consigliava di mangiare le parti magre del maiale conservate sotto sale. Si tratta di un manoscritto che risale al 1453, e che precede di più di un secolo il Concilio di Trento, in occasione del quale si consumò una quantità enorme di prosciutto San Daniele, come riportano i documenti.

La bontà di questo prodotto sconfinò dal territorio friulano e persino dall’Italia, arrivando fino in Francia, dove il Prosciutto San Daniele divenne famoso anche tra le truppe napoleoniche. Queste infatti, nel 1798, ne saccheggiarono una notevole quantità.

La grande diffusione del San Daniele però, è da attribuirsi al periodo successivo all’annessione del Friuli al Regno d’Italia, nel 1866. Dopo questo evento infatti, la fama del San Daniele lo portò a diffondersi in tutta Europa, e ad essere apprezzato non solo nel suo territorio di produzione.

Il nome

Ma da dove viene il suo nome? Anche in questo caso, bisogna scavare a fondo, e arrivare alla lingua latina. Le ipotesi più accreditate sono due. La prima deriva dall’unione della particella “pro”, che indica un’azione precedente, con il termine “exsuctus”, che significa “spremuto”. La seconda invece punta sui termini “prae suctus”, che significano “succhiato”.

Entrambe le ipotesi rimandano all’essiccatura del prodotto e al suo aspetto disidratato, e sono egualmente plausibili. Inoltre, facendo riferimento alla stagionatura, anche nel nome si sottolinea, in qualche modo, l’importanza di questo processo nella realizzazione del prodotto finale. In fin dei conti, non esisterebbe il prosciutto senza la stagionatura, e pertanto non sorprende che il suo nome possa derivare proprio dal metodo di lavorazione della materia prima.

Per capire il resto della denominazione, invece, basta tenere in considerazione il luogo in cui viene prodotto, ovvero il piccolo comune di San Daniele del Friuli, in provincia di Udine.

Il territorio

A rendere unico questo prosciutto non è solo la materia prima, ma anche il mix di clima, territorio e tradizione che ancora oggi si segue. Infatti, a livello geografico, il comune di San Daniele presenta un microclima perfetto per far stagionare il prosciutto: costante ventilazione, umidità regolata e temperatura ottimale. Il terreno su cui sorge il comune, poi, grazie alla sua origine, favorisce il drenaggio dell’umidità. La tradizione infine, antica e radicata, si segue ancora oggi nella sua forma originale.
È l’unione di tutti questi fattori a fare del San Daniele il prodotto eccellente che nel corso dei secoli abbiamo imparato ad amare e apprezzare, e che non si può ottenere in nessuna altra parte del mondo.

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